Oggi l’ex colonnello dei carabinieri Pietro Di Censo ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica e al Ministro della Giustizia per perorare la causa di Giulio Petrilli e richiedere una grazia per la sua condanna pecuniaria considerata ingiusta e per il risarcimento per sei anni di detenzione. Il colonnello Di Censo incontrò Petrilli negli anni 80 quando al maxiprocesso di Milano e in quegli anni conobbe anche il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Di seguito riportiamo la lettera integrale:
"Signor Presidente, Sono il Colonnello dei Carabinieri in quiescenza Pietro Biagio Di Censo.
E quale Ufficiale mi rivolgo a Lei anche nella Sua veste di Capo delle Forze Armate. Da qualche anno seguo le vicende di Giulio Petrilli. Già in passato ho avuto modo di dire qualcosa in suo favore. Lo seguo perché lo conosco molto bene.
La conoscenza risale agli ‘80. In quegli anni prestavo servizio in reparti di Milano città e tra questi anche alla Sezione Anticrimine che si occupava specificatamente di antiterrorismo. Ho conosciuto Giulio Petrilli durante lo svolgimento di un processo a suo carico e ad altre decine e decine di appartenenti a bande armate che avevano operato nel milanese. Giulio Petrilli, per farla breve, è stato detenuto per cinque anni anche con l’applicazione del 41bis.
Dopo qualche anno, è stato assolto completamente. Inutili le sue richieste di risarcimento per ingiusta detenzione. Questo mio intervento è in relazione alla sua richiesta di grazia in ordine alla condanna al pagamento di 160.000 euro inflittagli dalla Corte dei conti d’Abruzzo. So che la condanna gli è stata comminata per avere stabilizzato 4 dipendenti precari dell’Ente Regionale ARET e per aver ridotto la retribuzione del direttore da 110.000 euro a 39.000. Lui era il direttore.
C’è da pensare che la sua colpa non è stata di aver stabilizzato i 4 dipendenti, ma di essersi diminuito l’indennità: pessimo esempio in un apparato statale e parastatale in cui tutti hanno l’obiettivo di “riempirsi le tasche”. Oggi Giulio Petrilli riesce a vivere con l’aiuto degli amici. Cosa ci ha guadagnato a comportarsi in quel modo? Anche chi ha svolto le indagini ha dato atto che nelle sue tasche nulla è finito.
Ora è tutto nelle sue mani. perché Petrilli ha presentato richiesta di grazia sulla quale finora non ha avuto risposta. Per questo Le invio la presente perorando una causa che ritengo, come tante altre persone, giusta ed equa perché volta al fine di una giustizia sostanziale."