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Giovedì, 04 Maggio 2017 16:19

L'Abruzzo "che cade a pezzi" parte da L'Aquila: "E' l'inizio della mobilitazione"

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Basta morire di disastri.

E' questo lo slogan con la quale da diverse parti d'Abruzzo si sono riuniti oggi in sit-in all'Aquila, di fronte il Palazzo dell'Emiciclo, all'interno del quale era in corso il Consiglio regionale [leggi l'appello].

Sgomberati dalle case inagibili di Teramo, ma anche rappresentanze dalla costa adriatica flagellata nei mesi scorsi da black out e frane, oltre a studenti aquilani, che vivono ancora la difficile situazione della vulnerabilità sismica delle scuole. Insieme a loro, i rappresentanti del sindacato di base Usb.

foto 3e32Fuori, gli interventi di esponenti del collettivo di Zona 22 di San Vito Chietino (Chieti), del CTP Santacroce di Teramo, di 3e32 dell'Aquila, di esponenti del comitato parenti delle vittime del terremoto del 2009, e di alcune donne che vivono la crisi degli sgomberi e dello sfollamento nel teramano (foto a sinistra Facebook 3e32). "Questo è solo l'inizio di una mobilitazione per riprenderci la vita nei nostri territori", è stato detto.

Dentro, una delegazione ha incontrato il vice presidente della Regione Abruzzo Giovanni Lolli (Pd), e i capigruppo rappresentativi del Consiglio regionale. I manifestanti hanno presentato un documento con richieste specifiche, rispetto al re-investimento di denaro pubblico per la messa in sicurezza. Ci si è poi aggiornati per un nuovo incontro, al quale dovrebbe partecipare anche il numero uno della regione, Luciano D'Alfonso.

studenti aqL'Abruzzo, di cui una larga parte delle aree interne è ancora fortemente gravata dal terremoto del 2009, vive una delle fasi più difficili degli ultimi decenni. L'emergenza generata dal gelo e dalle forti scosse dello scorso gennaio hanno infatti piegato alcune zone dell'aquilano e del teramano, e la mancanza di investimenti pubblici nella messa in sicurezza degli edifici strategici - dagli ospedali alle scuole - e, più in generale, dei territori, rischia di portare allo spopolamento delle zone montane, già poco densamente abitate.

C'è poi il prioritario problema del lavoro, con la perdita di migliaia di posti di lavoro in pochi anni, e una crescita della disoccupazione superiore alla già poco edificante situazione nazionale.

bastamorire2

 

Ultima modifica il Giovedì, 04 Maggio 2017 17:07

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