Stampa questa pagina
Venerdì, 01 Aprile 2016 12:23

Allarme processionaria, ecco cosa fare: i consigli dei dottori agronomi-forestali

di 

Allarme processionaria in Abruzzo dopo l'inverno particolarmente mite appena trascorso.

La Federazione dei dottori agronomi e forestali detta alcuni consigli utili a cittadini ed enti pubblici per la prevenzione dei rischi causati da questo pericoloso insetto.

La processionaria, oltre a influire in maniera devastante sugli alberi e le foreste, è molto pericolosa anche per uomini e animali.

A lanciare l'allarme sono appunto i dottori agronomi e dottori forestali d'Abruzzo tramite il presidente dottore agronomo, Mario Di Pardo, il dottore agronomo Matteo Colarossi, vicepresidente dell'Ordine dei dottori agronomi, i dottori forestali della Provincia di Pescara e il dottore agronomo Carlo Massimo Rabottini iscritto all'Ordine di Chieti ed esperto del settore Verde Urbano.

I professionisti avvertono di prestare la massima attenzione sul parassita in quanto gli aculei invisibili delle larve sono urticanti e se finiscono sulla pelle o a contatto degli occhi creano dermatiti e reazioni allergiche anche severe.

La processionaria risulta molto pericolosa in particolare nei confronti di cavalli e cani, i quali, brucando l'erba o annusando il terreno, possono inavvertitamente ingerire i peli urticanti che ricoprono il corpo dell'insetto.

I sintomi che un cane presenta sono spesso gravi. Il primo sintomo è l'improvvisa e intensa salivazione, provocata dal violento processo infiammatorio principalmente a carico della bocca ed in forma meno grave dell'esofago e dello stomaco.

Il fenomeno non accenna per niente a diminuire, anzi con il passare dei minuti, soprattutto la lingua, a seguito dell'infiammazione acuta, subisce un ingrossamento patologico a volte raggiungendo dimensioni spaventose, tali da soffocare l'animale.

Come si fa a riconoscere una processionaria? L'insetto attacca soprattutto i pini, i cedri e le conifere in generale e nel periodo invernale le larve svernano in nidi bianchi a forma di bozzolo, grandi diversi centimetri da cui a primavera inoltrata scendono lungo il tronco facendo la cosiddetta "processione".

E' molto importante che i cittadini che vedono nei loro giardini, nei parchi pubblici, degli ospedali e delle scuole, segnalino la presenza alle autorità comunali che a loro volta sono chiamate a vigilare e rimuovere il pericoloso parassita (cosè come previsto dal decreto del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali del 30 ottobre 2007 - Disposizioni per la lotta obbligatoria contro la processionaria del pino).

Questi alcuni avvertimenti utili forniti dai dottori agronomi e dottori forestali: non avvicinarsi e non sostare sotto piante infestate; non tentare con mezzi artigianali di distruggere i nidi, in quanto il primo effetto che si ottiene è quello di favorire la diffusione nell'ambiente dei peli urticanti; a fine inverno-inizio primavera, quando si possono osservare con particolare frequenza le processioni di larve lungo i tronchi o sul terreno, evitare di raccogliere i bruchi senza protezioni e con mezzi inadeguati (scope, rastrelli, ecc.); lavare abbondantemente frutti e prodotti di orti in prossimità di pinete infestate.

In caso di contatto con la pelle: a) lavare abbondantemente il corpo (capelli inclusi) con acqua e sapone; b) manipolare i vestiti con guanti e lavarli anch'essi avendo cura di utilizzare acqua a temperatura elevata; c) sulle parti che hanno toccato larve e nidi utilizzare eventualmente strisce di scotch come un mezzo depilante per asportare parte dei peli ancorati alla pelle; d) utilizzare sulle parti arrossate una pomata antistaminica per lenire il fastidio.

Nell'eventualità di contatto con gli occhi, inalazione o ingestione dei peli urticanti è invece suggerito un immediato consulto clinico. Un metodo rivelatosi efficace per il controllo della processionaria del pino è quello dell'endoterapia dell'albero effettuata con agrofarmaci a base di "abamectina" tramite il metodo "Bite" contro la processionaria.

Questa metodologia è stata sperimentata con risultati molto soddisfacenti (almeno due anni di efficacia) in un popolamento artificiale di pino nero, marittimo e domestico (Pinus nigra, halepensis e pinea) di circa 35 anni di età in località San Nicola nel comune di Pollutri (provincia di Chieti) e Torricelle nel comune di Montenero di Bisaccia (Campobasso).